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Crocetta e la lenta eclissi di una Supernova giugno 3rd, 2014 | di Silvio Guagenti Politica 0
Tutto si può dire, tranne che la Sicilia non sia espressione della sua Assemblea Regionale,e in una visione prettamente democratica ciò dovrebbe risultare molto positivo. Ad onor di cronaca bisogna però precisare che la Sicilia è sì espressione del suo parlamento, ma di riflesso mostra il quadro della spaccatura che si è venuto a creare all’interno di Palazzo dei Normanni a seguito del rimpasto che ha dato vita al famigerato Crocetta bis di cui si è tanto discusso. La nomina della giunta che doveva ridare vigore al governo siciliano rischia invece di affossarlo totalmente, e tutte le vicissitudini venutesi a creare a seguito delle nomine ne sono ampia conferma. Eppure, agli albori di questo governo, sembrava che qualcosa stesse cambiando. La sinistra siciliana, anche se con l’appoggio fondamentale dell’Udc, è riuscita dopo anni di totale marginalità a piazzare un proprio presidente della Regione, non lontano dagli anni del fatidico 61 a 0, non lontano dagli anni dove Totò Cuffaro, già indagato, stendeva a suon di voti Rita Borsellino, baluardo dell’antimafia e nemmeno distante dagli anni in cui Palermo portava a Palazzo delle Aquile Cammarata e a Catania prendeva campo Stancanelli. Dietro le quinte, nascosta dai suicidi politici del centro destra, il centro – sinistra siciliano si muoveva, quasi in silenzio, senza farsi sentire più di tanto, e lavorava al progetto che nel 2012 avrebbe piazzato un proprio esponente nella poltrona centrale di Palazzo dei Normanni. Era “rivoluzione” la parola che rimbombava per tutta la Sicilia, quella che veniva a gran voce urlata dagli amplificati palchi della vincente campagna elettorale di un anno e mezzo fa. Una parola tanto incisiva da far tremare il cuore di chi realmente a tale rivoluzione ha creduto, tanto incisiva da far credere che l’ora era giunta. Era arrivato il momento di lasciarsi alle spalle vent’anni di irrilevanza politica targata centrodestra , il giorno in cui vendicarsi di duri anni di eclissi amministrativa. E la loro rivoluzione i siciliani l’hanno fatta mettendo la croce che in quel momento simboleggiava il nuovo, usando la propria arma democratica ad un solo fine, per dare un chiaro messaggio: “adesso cambiamo registro.” Ed ecco che il sogno del Pd siciliano divenne realtà, ecco l’occasione d’oro, adesso bisognava soltanto sfruttarla al meglio. La spaccatura destriana targata Miccichè- Lombardo aveva donato lo scettro a Crocetta, adesso quella parola che aveva acceso i cuori di milioni di siciliani, “rivoluzione”, doveva diventare fatto. E le premesse c’erano tutte. Quel centro destra che per anni aveva reso praticamente ridicola qualsiasi forma di competizione elettorale era spaccato al suo interno, il Movimento 5 Stelle, che aveva portato a se milioni di elettori, si era dichiarato non avverso al governo, in più vi erano le pretese di milioni e milioni di elettori e, sulla carta, questa doveva e poteva rappresentare la spinta più forte che una giunta regionale potesse avere per portare avanti quel processo di riforme vitali per la Sicilia. Belle aspirazioni, belle parole e belle pretese, i fatti però sono altra cosa. “Tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”, recita un proverbio, e calando il senso del detto stesso in questa argomentazione non è azzardato dire che tra il dire e il fare, non vi è il mare, ma una popolazione che aspetta risposte, dei cittadini , o buona parte di essi, che continuano a sopravvivere sulla piaga del precariato e della disoccupazione. Dopo poco più di un anno e mezzo di governo Crocetta, se non si può dire di essere in mezzo a quel mare che quel proverbio stesso cita, di certo però c’è da chiedersi se realmente non si stia sprecando una bella occasione.
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